GIORNATA DELLA TERRA: a che punto siamo dopo 50 anni?

Published by Sara Giusy Conte on

Da 26 ANNI, il mondo si trova in stato di deficit ecologico: CONSUMIAMO PIU’ DI QUANTO LA TERRA RIESCA A PRODURRE. Questo scenario, inedito nella storia del pianeta, è stato definito Post-Normalità e porterà a lungo andare all’estinzione della specie umana, per volontà umana. L’inquinamento degli ecosistemi e la conseguente estinzione della maggior parte delle specie animali aveva già portato, nel 1970, ad istituire la Giornata della Terra.

Nel 1972, con la Conferenza di Stoccolma si affermò la logica WIN – WIN o Et -Et, secondo la quale “si può crescere ed essere sostenibili contemporaneamente”, o ancora la “logica del Decoupling” (disaccoppiamento), per cui “si possono aumentare i consumi senza far aumentare l’impronta ecologica”.

A 50 anni di distanza, tuttavia, assistiamo al paradosso per cui il Pil dell’Occidente è cresciuto pochissimo, mentre l’impronta ecologica (spazio di natura che ogni individuo consuma con i suoi comportamenti umani di libertà) è sempre in aumento. Come notava Darwin già nel 1859, l’economia è la causa, non la soluzione del deficit ecologico.

Nel 2018 l’IPCC (Panel Intergovernativo sui Cambiamenti climatici dell’ONU), ha confermato che mancano (ad oggi) solo 10 anni al “punto di non ritorno”, ovvero il momento in cui i cambiamenti climatici non saranno più prevedibili. Contro ogni negazionismo, questi sono diventati gli obiettivi dell’Accordo di Parigi 2015 sui Cambiamenti climatici, che mira a mantenere l’innalzamento della temperatura media terrestre di +2 °C, possibilmente +1,5 °C entro fine secolo. Attualmente, a livello internazionale il diritto climatico si sta sviluppando, ed ognuno di noi ne è soggetto.

Ciononostante, solo i decreti governativi per il contenimento del Coronavirus stanno facendo sì che le emissioni inquinanti in Italia siano momentaneamente ridotte. Come abbiamo potuto arrivare a tanto? Per effetto, anche, del nostro sistema normativo. Un diritto ambientale che sia davvero ecologico entra in contrasto con le nostre democrazie. Ciò non significa che nel mondo non esistano esempi di diritto ecologico.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione normativa che superi l’attuale Diritto Ambientale Fossile, nato contestualmente alla Seconda Rivoluzione Industriale, quando l’uomo ha iniziato a sfruttare la natura (in particolare le risorse fossili, con ripercussioni su tutto l’ecosistema) per fini non di autosussistenza, bensì di mero arricchimento personale.

È stato in questo passaggio storico che il diritto occidentale è diventato non più rispettoso, ma manipolativo della natura, costruendo categorie giuridiche funzionali a tale scopo: si pensi che l’attuale Codice Civile italiano classifica gli alberi come “cose”, al pari di oggetti inanimati, proprio perché ne sia possibile la compravendita e lo sfruttamento a fini capitalistici. Lo stesso trattamento giuridico, per quanto possa sembrare anacronistico, è riservato agli animali. Quelle stesse creature che altre culture considerano fratelli, sorelle, addirittura divinità, noi occidentali le consideriamo giuridicamente come oggetti inanimati, e continuiamo a compiacerci del nostro grado di progresso.

Cosa può insegnarci, allora, la Giornata della Terra? Che da oltre mezzo secolo c’è qualcuno nel mondo che lotta per mantenere questa Terra sana e vivibile per tutti i suoi abitanti, con scarsi risultati, perché la maggior parte di noi si volta dall’altra parte.

Dobbiamo imparare a RAZIONALIZZARE I NOSTRI CONSUMI, solo così risparmieremo risorse. I 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’ONU per il 2030 rappresentano un grande impegno per il miglioramento delle condizioni di vita in ogni parte del Pianeta, ma resteranno vani se non diventeranno parte del nostro stile di vita.

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Sara Giusy Conte

Cofondatrice e Responsabile Territoriale di Rete Indipendente. Laureata con 110 e Lode in Scienze politiche e delle Relazioni Internazionali. Specializzanda del corso di Laurea in Economia - Public Management. Formazione socio-politica ed economico-giuridica. Appassionata di sostenibilità socio-economica e ambientale.

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